Le strane scie del Maresciallo Azzone

Il Maresciallo A.M. Domenico Azzone (in congedo) ritiene di essere uno sciachimista illuminato, grazie alla sua esperienza di tecnico meteo sul campo. In effetti dalle sue lunghe conferenze disponibili in rete, come per esempio questa da 38 minuti e questa da 52 minuti, entrambe del 2012, risulta che gli argomenti tecnici del Maresciallo si distinguono dalla media degli argomenti sciachimisti in quanto ricchi di dettagli anche pignoli sulla struttura dell’atmosfera, sui radiosondaggi, sui classici diagrammi operativi per riportare i dati ecc. Encomiabile il fatto che il Maresciallo si dilunghi nell’escludere molte nubi e vari fenomeni atmosferici, “strani” agli occhi dei profani, dal novero delle conseguenze di attività clandestina.

Recentemente il Maresciallo Azzone ha pubblicato gratuitamente online un ponderoso pdf che rappresenta probabilmente la summa del suo pensiero e della documentazione da lui raccolta negli anni.
La gran parte della summa azzoniana è tesa a dimostrare la plausibilità della “geoingegneria clandestina” mediante l’accumulazione di casi storici, brevetti, ecc. riferentesi principalmente alla modifica delle condizioni meteo e alla discussione delle potenziali tecniche di ingegneria climatica vera e propria. Su questi aspetti servirebbe un post a parte, ma qui mi limito a segnalare che la storia per certi versi curiosa e affascinante dei tentativi di controllo delle condizioni meteorologiche e delle idee anche molto bislacche per intervenire sul clima è stato affrontato in termini assai più documentati e autorevoli dallo storico della scienza James Fleming nel suo libro del 2010 Fixing the Sky. The Checkered History of Weather and Climate Control. Il Professor Fleming riassume il suo lavoro in questo video di 12 minuti oppure lo espone in dettaglio in questa conferenza di due ore.

Ma tornando ad Azzone, mi risulta difficile da capire come mai il Maresciallo, proprio alla luce della sua competenza tecnica, consideri come prova definitiva un suo convincimento chiave che si trova al capitolo 5 del suo opus magnum: ci sono scie che non possono essere di condensazione, sia per la bassa quota stimata, sia per la loro “stranezza”.

Per quanto riguarda la faccenda della stima delle quote, il Maresciallo mi ricorda i tempi del mio servizio come Ufficiale GARAT presso un aeroporto militare. In effetti i Sottufficiali Meteo di vecchio stampo avevano questa incredibile capacità di guardare le nubi e sparare “a occhio” stime della quota sulla base della loro consolidata esperienza. Il fatto è che molto probabilmente è in gioco un classico bias cognitivo per cui le proprie capacità sono normalmente parecchio sovrastimate, a maggior ragione per quanto riguarda un oggetto aereo particolare rispetto alle altre nubi come le scie. Come spiegato ripetutamente ad esempio da “cieliazzurri” qui e qui la misura della quota delle scie (ovvero del velivolo che le genera) andrebbe effettuata con osservazioni strumentali attendibili basate su una fotocamera calibrata, oppure con l’uso di un pò di trigonometria come spiegato qui e qui), a maggior ragione se ci si spinge a muovere affermazioni molto pesanti quali quelle sciachimiste e seguendo la massima dell’impagabile Carl Sagan:

extraordinary claims require extraordinary evidence

Il monitoraggio delle scie con triangolazione si può fare anche in modalità semiautomatica con due macchine fotografiche come spiegato con dettaglio teutonico e un bel po’ di matematica in questo paper di Schumann et al del 2013.

Per quanto riguarda invece la faccenda delle “stranezze” osservabili spesso nelle scie di condensazione, il Maresciallo schematizza le numerose foto che include nel suo testo con il disegno a mano a pagina 237/238 seguito da una breve spiegazione. La separo in due parti perchè si tratta di due tipologie di “stranezze” completamente diverse.

fonte: D. Azzone, Geo-ingegneria atmosferica, 2014, pag. 237

fonte: D. Azzone, Geo-ingegneria atmosferica, 2014, pag. 237

1. La SCIA si presenta, nella fase iniziale della sua comparsa, a forma di cordolo massiccio e duraturo da cui subito o quasi subito – in questo caso questione di pochi secondi – iniziano a fuoriuscire dei penduli equidistanti (o quasi) raggrumati nella parte inferiore. Questi penduli raggrumati si allargano e si espandono nei successivi secondi o qualche minuto; contestualmente il cordolo, pur espandendosi molto più lentamente rispetto ai penduli raggrumati, rimane pressoché costante nella sua conformazione anche nei minuti successivi; a volte permane anche per ore.
2. La SCIA si presenta, nella fase iniziale della sua comparsa, seguendo il copione del punto 1) con la differenza della presenza di numerosi piccoli riccioli adiacenti e consecutivi lungo tutto il suo asse sia sul lato superiore che su quello inferiore ed in direzioni opposte, assumendo la vaga forma dei vecchi pettini della nonna.
I numeri 3, 4, 5, presentano un mix delle caratteristiche dei punti 1) e 2).

Queste “stranezze” hanno a che fare con la morfologia dinamica delle scie di condensazione. Secondo me è molto grave che, prima di lanciare alte grida di allarme urbi et orbi come ad esempio nella sua indignata lettera alla Società Italiana di Meteorologia (riportata nella sua summa a pag. 270 e seguenti), il Maresciallo non si sia preso la briga di consultare i vecchi manuali quali ad esempio l’atlante delle nubi della WMO (l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia) edizione 1975, dove a pag. 66 del primo volume troviamo questa breve descrizione delle contrail:

WMO International Cloud Atlas (1975), vol.I, pag. 66

WMO International Cloud Atlas (1975), vol.I, pag. 66

… appena formate hanno l’apparenza di scie bianche e brillanti; presto tuttavia mostrano escrescenze pendenti come funghi capovolti …

e a pag. 167 del secondo volume troviamo alcuni esempi fotografici fra cui questo del 1945, con relativa descrizione:

WMO International Cloud Atlas (1975), vol.II, pag. 167

WMO International Cloud Atlas (1975), vol.II, pag. 167

Naturalmente di esempi fotografici di annata con le strutture a fungo rovesciato o a “pettine della nonna” se ne possono trovare a bizzeffe, volendo cercarle. Ad esempio questa riportata da Scorer in Clouds of the World del 1972 è molto chiara:

Scorer, Clouds of the World, 1972 (fonte: contrailscience.com)

Scorer, Clouds of the World, 1972 (fonte: contrailscience.com)

Ma fin qui rimaniamo nel campo della pura osservazione, specialità del Maresciallo. Ancora meglio invece cercare una spiegazione di tali strutture utilizzando le conoscenze del comportamento aerodinamico del flusso d’aria che scorre dietro un aereo in volo e l’interazione delle scie di scarico dai motori con tale flusso. Ebbene, è noto da moltissimo tempo che il moto dell’aereo crea due vortici che partono dalla punta delle ali e ruotano in senso opposto, in cui le scie di scarico rimangono intrappolate, vedi la figura seguente tratta da Gerz et al, “Transport and effective diffusion of aircraft emissions”, J. of Geophys. Res. 103 (D20) (1998), pp. 25905-25913 (open access):

Gerz et al, JGR (1998) p. 25907, fig. 1

Gerz et al, JGR (1998) p. 25907, fig. 1

e vedi il breve filmato di un B747:

fonte: boldmethod.com

fonte: boldmethod.com

Questi vortici interagendo fra loro sono soggetti a una instabilità fluidodinamica nota come instabilità di Crow, dal nome del ricercatore che l’ha studiata dal 1970. Tale instabilità si manifesta con oscillazioni sinusoidali simmetriche dei due vortici, che possono portare oltre a un certo valore critico di ampiezza alla creazione di anelli vorticosi (come auelli degli anelli di fumo per intenderci).

In definitiva forse non è così grave il fatto che il Maresciallo Azzone, da bravo tecnico operativo sul campo, non sia proprio specialista di aerodinamica e che non sia inoltre rimasto al corrente dei progressi della fluidodinamica computazionale, con cui è possibile simulare numericamente molte cose come l’aerodinamica delle vetture di Formula 1 oppure la dinamica delle barche a vela della Coppa America. Ebbene, perlomeno dagli ultimi vent’anni è possibile simulare l’evoluzione dinamica delle contrail che sono influenzate dal flusso vorticoso dell’aria causato dall’aerodinamica del velivolo, compresa l’instabilità di Crow. Ad esempio nell’articolo di D. C. Lewellen and W. S. Lewellen, “Large-eddy simulations of the vortex-pair breakup in aircraft wakes”, AIAA Journal, 34 (11) (1996), pp. 2337-2345, l’abstract riassume i risultati delle simulazioni con tecnica LES (Large Eddy Simulation) su contrail prodotte da diversi velivoli, nelle loro fasi iniziali da pochi secondi a qualche minuto:

… il confronto delle nostre simulazioni, per condizioni rappresentative dell’atmosfera nell’alta troposfera e bassa stratosfera, con foto della scia prese da terra mostrano caratteristiche molto simili. In assenza di gradiente di vento, la coppia di vortici attraversa una instabilità … la risultante serie di anelli vorticosi continua a scendere, lasciando la scia con l’apparenza di una serie di puff sospesi …

In articoli successivi quale ad esempio D. C. Lewellen and W. S. Lewellen, “The Effects of Aircraft Wake Dynamics on Contrail Development“, J. Atmos. Sci., 58 (2001), 390–406, disponibile integralmente online, sono riportate svariate immagini dei risultati delle simulazioni fluidodinamiche LES come questa a pagina 397:

Lewellen (2001) contrail wake simulation

Lewellen (2001) contrail wake simulation

sempre in ottimo accordo con le osservazioni.

Altra immagine con una sezione verticale del flusso in vari stadi tratta dalle simulazioni più recenti di Unterstrasser et al (2012):

Unterstrasser et al, in Atm. Phys., 2012

Unterstrasser et al, in Atm. Phys., 2012

La seconda tipologia di stranezze azzoniane ha a che fare con la rotta o le rotte seguite dai velivoli che rilasciano le scie:

fonte: D. Azzone, Geo-ingegneria atmosferica, 2014, pag. 237

fonte: D. Azzone, Geo-ingegneria atmosferica, 2014, pag. 237

6 – SCIE che nel loro insieme formano un sistema di numerose linee orizzontali e parallele e pressoché equidistanti tra loro; tale conformazione potrebbe !!!! essere asservita a voli effettuati nella stessa aerovia. In questo caso, a parte l’osservazione della conformazione della SCIA (e suo svolgimento temporale), bisogna accertarsi, tramite una carta di aeronavigazione dello spazio aereo inferiore o superiore, della presenza o meno di una o più aerovie in quella posizione
7 – le SCIE in questo caso formano delle figure geometriche “bizzarre”: conformazioni reticolate, ad ics oppure ad asterisco, oppure a loop chiuso/aperto/semiaperto (cerchio/semicerchio/concentrici)

E’ un tipo di argomento già affrontato e discusso ad nauseam. Per le rotte parallele basta la presenza di vento in quota trasversale all’aerovia su cui passano velivoli con regolarità (il Maresciallo ammette onestamente che occorre consultare le carte aeronautiche). Per le conformazioni reticolate è molto simpatica la simulazione con cui si può sperimentare su contrailscience.com. Per le “conversioni ad U” facile si tratti di una porzione di un holding pattern. Per le stranezze rimanenti, basta considerare tutto il traffico militare o civile non di linea.

Ultime tipologie azzoniane:

fonte: D. Azzone, Geo-ingegneria atmosferica, 2014, pag. 238

fonte: D. Azzone, Geo-ingegneria atmosferica, 2014, pag. 238

9 – la SCIA presenta una conformazione a sinusoide
10 – le SCIE formano cerchi o configurazioni a mo’ di biscotti adiacenti o intersecantesi
11 – la SCIA, nella sua comparsa, presenta una assenza che avviene di netto per poi riprendere con un inizio altrettanto netto; queste assenze, osservate personalmente si sono ripetute a distanza di pochi secondi l’una dall’altra. Qualche “personaggio” ha giustificato ciò con le correnti aeree o con l’umidità atmosferica oppure con prove motori (spegnimenti e riaccensioni plurimi del/dei motori in volo. Operazione che non viene mai eseguita – per ovvi motivi – e che comunque si esegue una sola volta per non più di 2 secondi). La giustificazione delle correnti aeree è seminata dappertutto, come il prezzemolo, quando si vuole arrampicarsi sugli specchi, come accadeva (e tutt’ora accade) con i palloni sonda meteorologici nella tematica degli UFO.

La conformazione 9 è sempre un effetto dell’instabilità sinusoidale di Crow, in condizioni nelle quali la scia di condensazione non è persistente a causa dell’insufficiente umidità in quota. Molto bello questo esempio tratto da Clouds of the World del 1972 di R. Scorer:

Scorer, Clouds of the Worlds, 1972 (fonte: contrailscience.com)

Scorer, Clouds of the Worlds, 1972 (fonte: contrailscience.com)

Per la 10 a mio avviso valgono le stesse considerazioni precedenti sulle rotte non di linea. Per la 11 … direi di rimandare a un nuovo post!

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3 pensieri su “Le strane scie del Maresciallo Azzone

    • se lo può dimostrare con qualche argomentazione più articolata sarebbe meglio, a tale proposito i punti esclamativi e il caps-lock dimenticato in posizione on non valgono come prova

  1. Pingback: Alcune risposte al VVdCCdcdA Sig. Ermanno Giorgi (sciachimismo all’Aquila) | ZettaYotta

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