Il rapporto transdisciplinare EuTRACE sull’ingegneria climatica: la sintesi

Da circa un anno si è concluso il progetto europeo EuTRACE (www.eutrace.org) che ha valutato l’ingegneria climatica da un punto di vista transdisciplinare, grazie ai contributi di molte prestigiose istituzioni pubbliche di ricerca e università. Il rapporto finale completo in inglese è disponibile online e contiene un “Executive Summary” che ho voluto tradurre in italiano, insieme all’introduzione, per facilitare un dibattito serio e informato sul tema. Come tutti gli altri post di questo blog la traduzione è rilasciata in licenza Creative Commons CC-BY-NC-SA.

Introduzione

Il progetto EuTRACE (Valutazione transdisciplinare europea dell’ingegneria climatica) è stato finanziato per il periodo da Giugno 2012 a Settembre 2014 dall’UE quale Azione di Coordinamento e Supporto nell’ambito del 7mo Programma Quadro. EuTRACE ha riunito un consorzio di 14 istituzioni partner, che hanno lavorato insieme per compilare il presente rapporto di valutazione. I membri del consorzio hanno rappresentato varie discipline con diverse competenze sul tema dell’ingegneria climatica. Tale rapporto è il principale risultato del progetto. Viene fornito in tre parti (tutte disponibili su www.eutrace.org):

  • il rapporto completo, che fornisce estesi dettagli e riferimenti per tutti i lettori che sono interessati a un punto di vista in profondità sullo spettro di problematiche associate al tema dell’ingegneria climatica;
  • un riassunto esteso, orientato a una vasta gamma di lettori, che offre una panoramica dei risultati principali del rapporto, ma sfrondati della maggior parte dei dettagli;
  • una sintesi, destinata soprattutto ai decisori politici e ad altri lettori interessati agli aspetti attuabili della valutazione.

Sintesi (Executive Summary)

Background e considerazioni generali

Esiste un ampio consenso scientifico sul fatto che l’umanità stia cambiando la composizione dell’atmosfera e questo, a sua volta, stia modificando il clima e altri sistemi globali. I probabili impatti negativi sulle società e sugli ecosistemi, insieme alle possibilità di mitigazione e adattamento, sono state documentate nei rapporti di valutazione dell’IPCC.

In questo contesto, vari ricercatori, decisori politici e altri soggetti interessati hanno iniziato a considerare l'”ingegneria climatica” (anche conosciuta come “geoingegneria” o “intervento climatico”) come un’ulteriore risposta ai cambiamenti climatici. La maggior parte delle tecniche di ingegneria climatica possono essere raggruppate in due grandi categorie:

  • “rimozione dei gas serra”: proposte per ridurre il tasso di riscaldamento globale con la rimozione di grandi quantità di CO2 o altri gas serra dall’atmosfera e sequestrandoli per lunghi periodi;
  • “modifica dell’albedo”: proposte per raffreddare la superficie della Terra aumentando la quantità di radiazione solare riflessa nello spazio (“albedo” è la frazione di luce incidente riflessa dalla superficie).

Il rapporto di valutazione EuTRACE fornisce una panoramica su una vasta gamma di tecniche che sono state proposte per l’ingegneria climatica. La ricerca sull’ingegneria climatica è stata finora limitata, in quanto basata soprattutto su modelli climatici e test sul campo a piccola scala. Al fine di illustrare lo spettro delle complesse problematiche ambientali e sociali causate dall’ingegneria climatica, la valutazione EuTRACE si focalizza su tre tecniche esemplificative: bio-energia da cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS), fertilizzazione oceanica con ferro (OIF) e iniezione stratosferica di aerosol (SAI).

In generale, non è chiaro se sia possibile sviluppare e far crescere una qualsiasi tecnica di ingegneria climatica proposta fino a un livello tale da poter essere implementata per ridurre in maniera significativa i cambiamenti climatici. Inoltre, non è chiaro se i costi e gli impatti sulle società e sull’ambiente associati a ogni tecnica specifica sarebbero considerati accettabili in cambio di una riduzione del riscaldamento globale e dei suoi impatti, e come tale accettabilità o inaccettabilità possa essere stabilita democraticamente.

Entro questo quadro, un’ampia e robusta comprensione del tema dell’ingegneria climatica sarebbe preziosa, se le politiche nazionali e internazionali, regolamentazioni e governance si dovessero sviluppare. Ciò potrebbe essere supportato da una ricerca coordinata e interdisciplinare combinata con un dialogo fra le parti interessate, tenendo conto di un insieme di problematiche, incluse le potenziali opportunità, le sfide scientifiche e tecniche, e il contesto sociale in cui, nelle discussioni sull’ingegneria climatica, vengono sollevati dubbi di vario genere.

Opportunità e sfide scientifiche e tecniche

Tecniche di rimozione dei gas serra potrebbero essere usate un giorno per ridurre in maniera significativa la quantità di CO2 antropogenico e altri gas serra nell’atmosfera. Questo potrebbe rappresentare una importante opportunità a lungo termine per limitare o far regredire parzialmente i cambiamenti climatici, dato che la CO2 antropogenica, una volta emessa, rimane in media nel sistema climatico per più di un secolo. Tuttavia, queste tecniche devono affrontare numerose sfide scientifiche e tecniche, fra cui:

  • determinare se le tecniche potrebbero crescere dai prototipi attuali, e quali sarebbero i costi implicati;
  • determinare i vincoli imposti da vari fattori dipendenti dalla tecnica, come ad esempio la biomassa disponibile;
  • sviluppare le infrastrutture e gli input energetici su grandissima scala, insieme alle strutture finanziarie e legali associate, che la maggior parte delle tecniche proposte richiede.

Sulla base della conoscenza e dell’esperienza esistente potrebbero essere necessari molti decenni prima di poter avere un impatto significativo sulle concentrazioni globali di CO2. Per la modifica dell’albedo, i modelli iniziali di simulazione hanno mostrato che diverse tecniche proposte potrebbero potenzialmente essere usate per raffreddare il clima in maniera significativa e rapida (entro un anno o meno, e potenzialmente a costi operativi relativamente bassi). Questo sarebbe il solo metodo conosciuto che potrebbe essere potenzialmente impiegato per ridurre gli impatti a breve termine del riscaldamento globale non mitigato. Tuttavia, in aggiunta alle preoccupazioni della società civile tratteggiate nella sezione seguente, non è chiaro se una qualsiasi delle metodiche di modifica dell’albedo sarà mai tecnicamente fattibile. Numerose sfide scientifiche e tecniche devono essere affrontate per determinarne la fattibilità, tra cui:

  • infrastrutture molto grandi e costose che le tecniche basate a terra richiederebbero;
  • meccanismi di trasporto relativi ai metodi basati sull’iniezione di particelle di aerosol nell’atmosfera, inclusi i veicoli di trasporto (ad es. aerei per alta quota o palloni ancorati) e le associate tecnologie per gli ugelli;
  • una comprensione molto più profonda dei processi fisici alla base, quali la microfisica delle particelle e delle nubi, unitamente al modo in cui la loro modifica influenzerebbe il clima su scala globale e regionale.

Un’ulteriore sfida, valida in generale sia per la rimozione dei gas serra che per la modifica dell’albedo, è che la loro applicazione potrebbe causare numerosi impatti dannosi sugli ecosistemi e sull’ambiente specifici per ciascuna tecnica, molti dei quali sono al momento incerti o sconosciuti.

Il contesto sociale

Lo sviluppo e l’implementazione di una qualsiasi di queste tecniche proposte di ingegneria climatica avverrebbero entro un contesto sociale complesso, nel quale sorgerebbero numerose preoccupazioni, incluse le seguenti:

  • consapevolezza e percezione pubblica;
  • argomento del “rischio morale” (la preoccupazione per cui la ricerca sull’ingegneria climatica scoraggerebbe gli sforzi globali per ridurre o evitare le emissioni di gas serra);
  • il senso di responsabilità ambientale nell’Antropocene;
  • possibili effetti di varie tecniche di ingegneria climatica sulla sicurezza umana, rischi di conflitti, e stabilità sociale;
  • impatti economici attesi;
  • considerazioni sulla giustizia, inclusa la distribuzione dei costi e dei benefici, la giustizia procedurale per una presa di decisioni democratica e le compensazioni per danni imposti su alcune regioni da misure di cui altri beneficiano.

Ci si attende che queste preoccupazioni, così come le sfide scientifiche e tecniche discusse sopra, richiederebbero un tempo considerevole per essere risolte, sempre nel caso in cui tutto questo fosse possibile. Quindi appare imprudente aspettarsi che la rimozione di gas serra o la modifica dell’albedo giochino un ruolo significativo nello sviluppo delle politiche climatiche nel prossimo decennio, sebbene sia possibile che una o più tecniche di ingegneria climatica che sono discusse al momento diventerà un’opzione per le politiche climatiche della seconda metà del secolo.

Sviluppo di politiche, regolamentazioni e governance

Lo sviluppo di regolamentazioni e governance efficaci per il ventaglio di tecniche proposte per l’ingegneria climatica richiede a ricercatori, decisori e altri soggetti interessati di lavorare insieme per rispondere alle incertezze e ai rischi implicati. Al momento non esiste un corpus di trattati internazionali che siano nella posizione di regolare in generale la rimozione di gas serra, la modifica dell’albedo e l’ingegneria climatica nella sua interezza. Lo sviluppo di un tale trattato (o trattati) specifico e omnicomprensivo per tale scopo sarebbe al momento un’impresa proibitivamente larga e difficilmente realizzabile.

Finora due trattati, la Convenzione di Londra / Protocollo di Londra (LC/CP) e la Convenzione sulla Biodiversità (CBD) hanno discusso e approvato le prime risoluzioni e decisioni sull’ingegneria climatica. Inoltre, è stato spesso suggerito che la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) potrebbe contribuire a regolare varie tecniche o aspetti individuali dell’ingegneria climatica.

Alla luce di ciò, un’opzione che l’UE potrebbe seguire, se dovesse decidere di cercare di promuovere un approccio più coordinato alla regolamentazione dell’ingegneria climatica, sarebbe quella di riunire insieme LC/LP, CBD e UNFCCC sul piano operativo. Ciò potrebbe essere realizzato, ad esempio, attraverso azioni parallele, quadri comuni di valutazione e protocolli d’intesa. Un’ulteriore opzione per gli stati membri dell’UE (che sono tutti membri sia dell’UNFCCC che del CBD) potrebbe essere la ricerca di un accordo su una posizione comune riguardo alle varie tecniche o aspetti generali dell’ingegneria climatica. In particolare, un tale accordo potrebbe essere reso consistente con l’elevata importanza che la legge primaria dell’UE attribuisce alla protezione ambientale.
Per lo sviluppo più in generale della governance dell’ingegneria climatica (in aggiunta a regolamentazioni formali), il rapporto EuTRACE evidenzia cinque principi generali che dovrebbero guidare la comunità di ricerca accademica e i decisori politici:

  • minimizzazione dei danni;
  • principio di precauzione;
  • principio di trasparenza;
  • principio di cooperazione internazionale;
  • ricerca come bene comune.

Sulla base di questi principi, il rapporto EuTRACE propone diverse strategie che potrebbero essere applicate in generale a tutti gli approcci di ingegneria climatica a supporto dello sviluppo di una governance efficace:

  • coinvolgimento tempestivo della popolazione, incluse piattaforme di comunicazione pubblica mirata;
  • valutazione indipendente;
  • trasparenza resa operativa mediante l’adozione di meccanismi di pubblicazione delle ricerche;
  • coordinamento degli sforzi legali internazionali tramite attività come quelle già discusse, ad es. quadri di valutazione comuni, e tramite lo sviluppo e l’adozione comune di un codice di condotta per le ricerche;
  • applicazione di quadri di innovazione responsabile e governance proattiva alla ricerca in scienze naturali e ingegneria.

Se l’UE dovesse decidere di sviluppare chiare ed esplicite politiche per la ricerca sull’ingegneria climatica, o per le sue potenziali implementazioni future, allora una coscienziosa applicazione dei principi e delle strategie discusse nel rapporto di valutazione EuTRACE potranno aiutare ad assicurare la coerenza e l’aderenza ai principi basilari su cui la più ampia ricerca europea e le sue politiche ambientali sono costruite.

Ringrazio Lucilla De Cesare per la revisione e il controllo di qualità della traduzione.

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