La fisica delle contrail (1): persistenza

Nota: primo di una serie di post sulla fisica delle contrail (scie di condensazione).
Post aggiornato il 2015/9/30.

L’osservazione delle nubi è da sempre un’attività gratificante per chi ammira gli spettacoli della natura. Alla vasta letteratura saggistica sul tema si è aggiunto recentemente un bel libro di Gavin Pretor-Pinney “Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole” tradotto in Italia da Guanda.

Sono quindi pressochè certo che almeno qualcuno dei miei venticinque lettori (cit.) abbia osservato e ammirato i cirri, quelle nubi di alta quota che l’Enciclopedia Italiana nel 1931 descriveva così:

I cirri sono nubi isolate, delicate, a tessitura fibrosa in forma di piuma, generalmente di colore bianco. Presentano le forme più variate: fiocchi isolati, fili netti o con sfumatura, ramificati, curvati, terminati in fiocchi; qualche volta si chiamano cirri a chioma. I cirro-strati formano un velo biancastro fino, talora diffuso e uniforme, cosicché si vede il cielo d’aspetto biancastro (cirro-nebula); altra volta si distingue più o meno nettamente la struttura fibrosa dei filamenti imbrogliati.
I cirri e i cirro-strati sono composti di minuti cristallini, che dànno spesso origine ad aloni (v.). Le altre nubi sono costituite da goccioline d’acqua e non dànno luogo ad aloni. I cirro-cumuli sono piccole palle o piccoli fiocchi, bianchi, senza ombre, o con ombre debolissime, disposti in gruppi e spesso in file (cielo a pecorelle).

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