Alcune risposte al VVdCCdcdA Sig. Ermanno Giorgi (sciachimismo all’Aquila)

[Post aggiornato il 2016-12-10]

Il Vicepresidente Vicario del Consiglio Comunale della città dell’Aquila (nel seguito, VVdCCdcdA), Sig. Ermanno Giorgi, ha promosso il patrocinio del suo Comune al cosiddetto “Convegno Nazionale Chemtrails (Scie Chimiche)“, organizzato dall’Associazione “Riprendiamoci il Pianeta – Movimento di Resistenza Umana” e da Alternativa Riformista Umbria, che si è tenuto presso l’Auditorium Renzo Piano a L’Aquila oggi addì 19/11/2016.

[Nota: chiedo scusa per il record di maiuscole in un solo paragrafo, ma mi limito a riportare quanto comunicato altrove]

In un comunicato stampa, il VVdCCdcdA Sig. Giorgi ha motivato la sua iniziativa sulla base di preoccupazioni ambientali, alludendo alla possibilità che la NATO e altri non ben identificati poteri limitino la libertà di discussione sul tema, influenzando il ben noto atteggiamento delle istituzioni scientifiche e aeronautiche al riguardo, che cioè trattasi di una bufala storica.

Lasciando da parte le considerazioni politico-complottiste di cui sopra, vorrei esaminare invece gli “indizi” concreti evidenziati dal VVdCCdcdA Sig. Giorgi nel suo comunicato stampa. Poichè chiede a gran voce risposte (“vogliamo saperne di più“), qui glie ne fornisco alcune, con la certezza che i cosiddetti e autoproclamatisi “ricercatori” che sono intervenuti al suddetto “Convegno Nazionale” ne hanno date altre.

1) “… il fenomeno delle scie persistenti nel cielo, fenomeno evidente, fortemente anomalo

Ne ho parlato in dettaglio in un mio precedente post, basti ricordare che scie persistenti si osservano in abbondanza perlomeno dalla II Guerra Mondiale e si spiegano molto facilmente sulla base di considerazioni fisiche abbastanza semplici (basta che in quota ci sia sufficiente umidità).

2) “La scienza ufficiale fa un clamoroso autogol negando il fenomeno o dandone spiegazioni inconsistenti”

Vorrei sapere quale sarebbe l’inconsistenza di tali spiegazioni, visto che sono ormai 15 anni che ripetutamente vengono spiegate ai dubbiosi le caratteristiche delle scie contrail, il meccanismo del loro innesco, la loro eventuale persistenza e diffusione, ecc. Per una prima introduzione in italiano va bene pure la corrispondente voce Wikipedia. E per quanto riguarda l’eventuale “stranezza” nella forma delle scie, dubbi sulla quota, ecc., ho scritto un altro post dettagliato.

3) “Queste scie compaiono dopo accordi politici precisi”

Viene citato un cavallo di battaglia dello sciachimismo italiano, il cosiddetto “Accordo bilaterale Italia-Usa sui Cambiamenti Climatici” del 2002. La storia di tale accordo, scaturito da un comunicato di “impegno comune” (Joint Pledge) da parte di G.W.Bush e Berlusconi a margine del G8 di Genova del 2001, ho provato a tratteggiarla in un mio post. Entrambi i politici erano estremamente tiepidi riguardo alla problematica dei cambiamenti climatici, per cui ulteriori studi e ricerche sul tema rappresentavano una elegante scusa per prendere tempo. Qualsiasi ricercatore, climatologo e non, capisce di cosa si tratta, ma la barriera linguistico-culturale fra mondo scientifico e opinione pubblica fa sì che sorgano equivoci grotteschi. E mi spiego subito.

Prendiamo in esame il documento del 2002 “Allegato 4 – Piano di dettaglio dei lavori del Progetto: Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici” (che è l’infelice abbreviazione di qualcosa come “scienza dei cambiamenti climatici e tecnologie per la loro mitigazione”) in cui sono descritti i 15 “Workpackage“, cioè le ricerche specifiche lato italiano fatte rientrare nel progetto complessivo di cooperazione. Si trovano titoli “astrusi” (e quindi automaticamente minacciosi per qualcuno) come “regionalizzazione delle simulazioni climatiche” (WP4), “studi dell’aerosol” (WP6), “osservazione in situ di aerosol” (WP7), e infine (audite audite!) “esperimenti di manipolazione degli ecosistemi terrestri” (WP10). Una bella rassegna di tutti i Workpackage con una breve spiegazione del loro ruolo all’interno delle ricerche sul clima si trova qui, ma il WP10 merita un cenno a parte perchè esemplifica al meglio il grottesco di cui sopra. Ne parlo in dettaglio in un altro post.

L’ente di ricerca responsabile del WP10 era l’IBAF del CNR, in cooperazione con l’IBIMET, sempre del CNR, e il Dipartimento DISAFRI dell’Università della Tuscia. I ricercatori responsabili erano il Prof. Scarascia Mugnozza, Franco Miglietta e Riccardo Valentini. Se si va a cercare su Google Scholar la produzione scientifica di questi autori si capisce che sono specialisti nella valutazione degli scambi piante – ambiente, e in particolare i primi due, dalla fine degli anni ’90, hanno sviluppato un sistema originale per realizzare esperimenti di “Free Air CO2 Enrichment” (FACE). Cosa ci sarebbe di tanto misterioso in questa tecnica che è descritta in decine di pubblicazioni scientifiche? Si tratta di valutare in campo aperto il comportamento delle piante sottoposte ad arricchimento controllato della concentrazione di anidride carbonica (tramite un apposito sistema automatizzato di valvole e tubazioni), e capire cosa succede in queste condizioni è ovviamente importante nell’ambito degli impatti dei cambiamenti climatici in un’atmosfera sempre più ricca di CO2 a causa delle emissioni antropiche (siamo ormai a 400 ppm mentre la concentrazione in età preindustriale era di soli 275 ppm). D’altra parte se si leggesse nella sua interezza il WP10, e non solo il titolo, le motivazioni di questi studi sarebbero ben chiare.

Ma qual è l’aspetto più grottesco della faccenda? Se si prende uno dei tanti articoli disponibili in open access che descrivono l’installazione POPFACE (l’esperimento citato nel WP10), ad esempio questo oppure questo molto dettagliato, si apprende che si tratta di un campo di pioppi di 9 ettari nei pressi di Tuscania (VT) con 6 installazioni ottagonali di ben (!) 350 m2 ciascuna. Vedi foto.

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E questa sarebbe la pericolosissima manipolazione degli ecosistemi terrestri? Per giunta, senza l’ombra di una scia? Ma mi faccia il piacere …

4) “… abbiamo visto ad esempio la pioggia trasformarsi in “BOMBE D’ACQUA” mai viste precedentemente”

Tralasciamo il fatto che l’espressione mediatica “bombe d’acqua” usata al posto di “nubifragio” non ha alcun valore scientifico o meteorologico e andiamo ai dati di fatto. Sono davvero fenomeni “mai visti precedentemente”? La cronaca storica dell’Italia ne è invece piena. In pochi minuti di ricerche in rete ho trovato questo esempio relativo a Genova:

Ecco alcuni anni riportati dai cronisti, quelli veri, in cui si verificarono eventi eccezionali che sconquassarono la città: 1278 (centro storico), 1407 (grande diluvio con abbattimento di parte delle mura), 1408 (grande diluvio), 1414, 1747 (armata austriaca spazzata dalla piena del Polcevera), 1765 (due mesi continui di piogge con culmine in agosto), 1822 (pioggia straordinaria con abbattimento di due ponti), e più recentemente 1934, 1937, 1953 e l’elenco non è certo completo.

(fonte: Roberto Pedemonte, socio SMI, su Nimbus, 20 ottobre 2014)

E’ in atto un evidente bias cognitivo che porta a cancellare la memoria storica degli eventi meteo estremi, combinato con l’effetto di amplificazione dei media e con in più il fatto oggettivo che l’urbanizzazione aumentata nel corso degli ultimi decenni porta a danni maggiori a parità di gravità del fenomeno meteorologico. C’è anche da aggiungere che gli studi sugli effetti regionali dei cambiamenti climatici perlopiù indicano una tendenza all’aumento della frequenza dei fenomeni estremi, con maggior piovosità sull’Italia centrosettentrionale e maggior siccità sull’Italia meridionale.

Ma naturalmente è molto più suggestivo alludere a una non meglio precisata “tecnologia militare avanzata”.

C’è da chiedersi piuttosto come mai il VVdCCdcdA Sig. Giorgi, con tutta quella concentrazione di fisici e ricercatori che trova facilmente a L’Aquila, fra Laboratori INFN del Gran Sasso, Gran Sasso Science Institute e Università dell’Aquila, li snobbi schifato e si affidi invece a un gruppo di autoproclamatisi “ricercatori” con ZERO pubblicazioni (zero tituli!) all’attivo su Google Scholar.

Concludo con un caldo invito al VVdCCdcdA Sig. Ermanno Giorgi: segua il suo stesso consiglio, studi prima di pretendere di capire a sproposito.

… noi amministratori pubblici abbiamo il dovere di osservare, di sapere, di capire e di informare …

(dal Comunicato stampa, grassetto mio)

[Post aggiornato con una correzione sull’area dell’esperimento POPFACE]

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