I bambini e le nuvole

I Quindici“: enciclopedia per bambini e ragazzi dei primi anni ’70 del secolo scorso. Letta ripetutamente dal sottoscritto e patrimonio fondamentale di formazione, ceduta poi ai figli, presente in un incredibile numero di famiglie della mia generazione.

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Succede che l’autore (o autori) di un testo recente per la scuola primaria, molto probabilmente a corto di idee, estrae dal volume 3 dei Quindici una paginetta dedicata nientepopodimeno che all’inseminazione delle nubi (“cloudseeding“) per favorire la pioggia.
Una cosa che in Italia si è fatta pochissimo, l’ultima volta vent’anni fa con la campagna Tecnagro finita per mancanza di fondi (prima o poi dedicherò un post alla faccenda).
E’ questionabile il valore didattico per la scuola primaria italiana odierna di parlarne in un “sussidiario” (come era uso chiamare un libro di testo delle elementari), ma tant’è.

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Erik il Rosso e la Groenlandia “verde”

Il mito della Groenlandia un tempo verde durante il “periodo caldo medievale” è particolarmente popolare fra i cosiddetti “scettici” (spesso puri negazionisti) riguardo ai cambiamenti climatici di origine antropica.

Prima di addentrarsi nell’esame delle abbondanti evidenze scientifiche che smentiscono completamente il mito, come ad esempio efficacemente descritto qui da John Cook nel suo sito “Skeptical Science”, possiamo far riferimento direttamente alla saga di Erik il Rosso, il vichingo scopritore della Groenlandia appunto.

Dal testo originale:

Þat sumar fór Eiríkr at byggja land þat, er hann hafði fundit ok hann kallaði Grænland, því at hann kvað menn þat mjök mundu fýsa þangat, ef landit héti vel.

Di cui si trova facilmente ad esempio questa traduzione in inglese del 1880:

In the summer Eirik went to live in the land which he had discovered, and which he called Greenland, “Because,” said he, “men will desire much the more to go there if the land has a good name.”

In pratica, marketing ante litteram.

Le strane scie del Maresciallo Azzone

Il Maresciallo A.M. Domenico Azzone (in congedo) ritiene di essere uno sciachimista illuminato, grazie alla sua esperienza di tecnico meteo sul campo. In effetti dalle sue lunghe conferenze disponibili in rete, come per esempio questa da 38 minuti e questa da 52 minuti, entrambe del 2012, risulta che gli argomenti tecnici del Maresciallo si distinguono dalla media degli argomenti sciachimisti in quanto ricchi di dettagli anche pignoli sulla struttura dell’atmosfera, sui radiosondaggi, sui classici diagrammi operativi per riportare i dati ecc. Encomiabile il fatto che il Maresciallo si dilunghi nell’escludere molte nubi e vari fenomeni atmosferici “strani” agli occhi dei profani dal novero delle conseguenze di attività clandestina.

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Stadis 450: bufala al bario

Lo Stadis 450 è un additivo antistatico per carburanti avio.

Occorre infatti assolutamente evitare che si creino scintille da attrito durante le normali attività di gestione e utilizzo del carburante, perché il cherosene è assai infiammabile e potrebbe esplodere. Persino il rifornimento dei velivoli sarebbe una procedura delicata e pericolosa, a causa dell’attrito del fluido nei tubi. L’additivo antistatico è in grado di eliminare questi pericoli grazie al fatto che aumenta notevolmente la conducibilità elettrica del fluido. Stadis è appunto la contrazione della definizione “static dissipator”.

Commercializzato dalla Innospec che ne detiene il marchio, risulta che lo Stadis 450 è l’additivo antistatico più diffuso, probabilmente grazie alla lunga lista di costose certificazioni militari e civili di cui dispone. Le concentrazioni con cui viene impiegato variano da 0.5 mg/l a 3 mg/l (vedi ad esempio le specifiche tecniche dei jet fuel della ExxonMobil, edizione 2008). Poichè il cherosene avio ha un peso specifico di circa 0.8 kg/l, questo significa che il rapporto fra Stadis 450 e carburante vero e proprio risulta di 1:267,000 (annotatevi questo numero) oppure, se si vuole, meno di 4 ppm (parti per milione).

Gli sciachimisti sono ossessionati dal bario, il che meriterebbe un post a se stante. Vien fuori che un famoso “comitato” italiano, sulla scorta di analoghe fonti americane, da anni sostiene che lo Stadis 450 conterrebbe appunto il pericolosissimo bario. Ma basta una ricerca online minimamente accurata di una mezzoretta per capire che si tratta di una bufala generata da un fraintendimento della nomenclatura chimica, a voler essere generosi.

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